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Da tornitore ad autore

Da tornitore ad autore

Il rumore del tornio riempiva l'officina. Avevo sedici anni e trascorrevo le giornate lavorando pezzi di metallo, tra l'odore dell'olio industriale e il movimento continuo delle macchine utensili. Non sapevo ancora quale direzione avrebbe preso la mia vita, né immaginavo quante volte avrei cambiato lavoro, affrontato difficoltà e ricominciato da capo. Oggi, quarantacinque anni dopo, mi preparo a intraprendere una nuova avventura: dedicarmi all'attività di autore. Se qualcuno me lo avesse raccontato allora, probabilmente non gli avrei creduto.

I primi anni furono caratterizzati dal lavoro in officina e dalla consapevolezza che, per costruirmi un futuro diverso, avrei dovuto investire soprattutto su me stesso. Dopo il servizio militare, frequentai le scuole serali per conseguire il diploma, conciliando lo studio con gli impegni lavorativi. Non era semplice trovare le energie per aprire i libri dopo una giornata di lavoro, ma sentivo che quella fatica avrebbe potuto offrirmi nuove opportunità. Fu una delle prime lezioni importanti della mia vita: ciò che desideriamo raramente arriva senza richiedere qualche sacrificio.

Quell'impegno mi permise di passare dall'officina al disegno meccanico e, successivamente, alla progettazione. Ogni avanzamento rappresentava una conquista, ma anche una nuova sfida. Dovevo imparare, acquisire competenze e confrontarmi con responsabilità sempre maggiori. Dopo alcuni anni, decisi di lasciare la sicurezza del lavoro dipendente per avviare un'attività autonoma con partita IVA. Ricordo l'entusiasmo di quella scelta, accompagnato dalla preoccupazione di non sapere quanti incarichi sarebbero arrivati nei mesi successivi. Iniziai a collaborare con diverse aziende del settore metalmeccanico, scoprendo che lavorare in proprio significava molto più che essere competenti: bisognava saper costruire relazioni, conquistare fiducia e affrontare continuamente situazioni impreviste.

Nel frattempo, la mia vita si arricchiva di esperienze che andavano ben oltre il lavoro. Costruii una famiglia e diventai padre di due figli. La loro nascita modificò profondamente le mie priorità, aggiungendo nuove responsabilità e un significato diverso alle mie giornate. Non mancarono però periodi difficili, soprattutto dal punto di vista economico. Ci furono momenti nei quali le preoccupazioni sembravano occupare ogni spazio, rendendo complicato persino immaginare un futuro più sereno. E poi arrivarono due delle esperienze più dolorose della mia esistenza: la perdita di mia madre e quella di mio padre. Con la loro scomparsa compresi quanto fosse fragile ciò che spesso consideriamo scontato e quanto il tempo, una volta trascorso, non possa essere recuperato.

Durante questo lungo percorso non smisi mai di studiare. Alla formazione professionale affiancai progressivamente l'interesse per il marketing, la finanza, la crescita personale e la filosofia. Mi affascinava comprendere il comportamento umano, il modo in cui si formano le convinzioni e le ragioni per cui alcune persone riescono a reagire alle avversità mentre altre perdono fiducia nelle proprie possibilità. Più approfondivo questi argomenti, più comprendevo che le competenze tecniche, da sole, non erano sufficienti. Occorreva sviluppare anche una mentalità aperta, la capacità di osservare se stessi e il coraggio di mettere in discussione le proprie certezze. Fu così che il mio interesse per il mondo imprenditoriale e la comunicazione mi portò progressivamente verso il marketing e le tecnologie digitali, aprendo una nuova fase della mia attività professionale.

Poi arrivò il COVID. Se dovessi individuare il periodo più difficile della mia vita, probabilmente sceglierei proprio quello. La malattia mi colpì duramente, al punto da farmi temere seriamente per la mia vita. Per la prima volta mi trovai a confrontarmi con la possibilità concreta di non farcela, di non poter più riabbracciare le persone che amavo e di lasciare incompiuti tanti progetti. Fu un'esperienza che mi segnò profondamente, costringendomi a guardare la vita da una prospettiva completamente diversa. Quando riuscii a superare quel periodo, compresi con maggiore intensità quanto fosse prezioso ogni giorno e quanto poco senso avesse continuare a rimandare ciò che desideravo veramente fare.

Quell'esperienza rafforzò il mio desiderio di dedicare più attenzione a ciò che consideravo veramente importante. Continuai a investire nella formazione, nello sviluppo delle mie potenzialità e nella costruzione di una mentalità più consapevole. Arrivò anche la decisione di trasferirmi in Svizzera, dove risiedo attualmente. Un cambiamento significativo, affrontato in un'età nella quale molte persone preferiscono conservare le proprie abitudini. Per me significava invece rimettermi nuovamente in gioco, dimostrando soprattutto a me stesso che non esiste un momento prestabilito oltre il quale dobbiamo smettere di evolverci.

Intanto, una passione coltivata per molti anni cominciava a occupare uno spazio sempre maggiore nella mia vita: la scrittura. Sentivo il desiderio di trasformare le esperienze accumulate, gli studi e le riflessioni personali in qualcosa che potesse essere utile anche agli altri. Nacquero così libri come Il Business efficace in 27 lezioni, La magia della Perseveranza, Il Marketing sei Tu, Viaggio verso la ricchezza e Mindset strategico e funzionale. Opere diverse, accomunate dal desiderio di condividere conoscenze e strumenti per affrontare la vita con maggiore consapevolezza. Con L'Equilibrista, il mio primo romanzo, ho invece scelto di raccontare attraverso la narrativa una delle domande che più mi accompagnano: che cosa conta davvero nella nostra esistenza?

Oggi, a sessantuno anni, guardo al passato con sentimenti diversi. Ci sono decisioni che prenderei nuovamente e altre che probabilmente cambierei. Ci sono persone che vorrei ancora accanto, occasioni perdute e momenti nei quali avrei potuto comportarmi diversamente. Ma c'è anche la soddisfazione di non essermi fermato davanti alle difficoltà e di aver continuato, nel bene e nel male, a cercare la mia strada. Non considero la scrittura un punto di arrivo, ma un'altra possibilità di esprimermi, imparare e contribuire, nel mio piccolo, alla crescita di altre persone.

Ho voluto condividere questa storia perché forse anche tu stai attraversando un momento complicato. Magari hai perso fiducia nelle tue capacità, senti il peso degli anni oppure pensi di aver lasciato trascorrere troppo tempo per realizzare un progetto. Vorrei dirti che non è necessariamente così. La nostra storia personale non è una condanna a ripetere ciò che abbiamo sempre fatto. Le esperienze, persino quelle più dolorose, possono diventare risorse dalle quali ripartire, purché troviamo la disponibilità e il coraggio di continuare a imparare.

A sedici anni imparavo a dare forma al metallo. Oggi cerco di dare forma alle parole, alle idee e alle esperienze, nella speranza che possano offrire uno spunto di riflessione a chi le legge. Sono due attività molto diverse, ma entrambe mi hanno insegnato che costruire qualcosa di valore richiede tempo, pazienza, impegno e perseveranza.

A sessantuno anni sento di avere ancora molto da imparare, da raccontare e da condividere.