13 ottobre 2026

Il mio ritorno ad Aragona
Dopo molti anni sono tornato ad Aragona, in provincia di Agrigento, la terra delle mie origini e di una parte importante della mia storia. È stata un’esperienza profondamente emozionante e rigenerante, che mi ha permesso di riscoprire luoghi familiari, riallacciare legami e rivivere sensazioni a cui sapevo di essere legato. Un viaggio diverso da tutti quelli che avevo fatto in passato.
Questa volta ho deciso di partire da solo e credo che proprio questa scelta abbia reso il soggiorno così speciale. Ho potuto dedicare più tempo alle persone, ascoltare, osservare e lasciarmi coinvolgere dagli incontri, senza programmi prestabiliti, orari da rispettare o quella continua sensazione di dover fare qualcosa.
Ho semplicemente vissuto, giorno dopo giorno, seguendo le emozioni e la curiosità di ritrovare ciò che, nonostante il tempo trascorso, continuava ad appartenermi.
Mi sono sentito a casa e non è un modo di dire.
Camminare per le strade di Aragona, attraversare le piazze, osservare le case, visitare le chiese e riconoscere gli angoli della mia infanzia ha risvegliato ricordi mai dimenticati. Ho scoperto anche luoghi che non conoscevo, ascoltato nuove storie e incontrato persone che hanno reso ancora più significativa questa esperienza.
Ma la parte più bella di questo viaggio sono stati i parenti, i cugini, gli amici e i conoscenti che ho avuto il piacere di rivedere, alcuni dopo moltissimi anni. Con qualcuno abbiamo ricordato episodi del passato, con altri abbiamo parlato del presente, delle nostre famiglie e delle esperienze vissute.
Sebbene dalla mia ultima visita fossero trascorsi undici anni, dentro di me la distanza sembrava molto più grande. Era come se non tornassi davvero ad Aragona da quando ero bambino e trascorrevo le vacanze insieme ai miei genitori e a mia sorella. Ritrovarmi qui, ormai adulto, mi ha fatto comprendere quanto quei giorni abbiano contribuito a formare la persona che sono diventato.
Ho riscoperto il piacere delle cose semplici, quelle che spesso, presi dalla frenesia quotidiana, finiamo per trascurare.
Mangiare una minestra preparata da mia zia, condividere una cena con i cugini, bere insieme una buona birra, scambiare quattro chiacchiere senza guardare l'orologio. E poi gustare un gelato con la brioche, un cannolo siciliano, qualche pasticcino o un arancino. Piccole gioie che, nella propria terra e in buona compagnia, assumono un sapore completamente diverso.
Non sono stati i grandi eventi a rendere speciale questa permanenza, ma proprio questi gesti spontanei, fatti di affetto, semplicità e autentica umanità.
Particolarmente emozionante è stato tornare davanti alle case dei miei nonni paterni e materni. Ritrovare quei luoghi, soffermarmi sui dettagli ancora familiari e ripensare ai momenti trascorsi insieme ha risvegliato emozioni profonde, ricordandomi quanto la nostra storia familiare continui a vivere dentro di noi, anche a distanza di decenni.
Ho voluto anche recarmi al cimitero per rendere omaggio ai miei avi e ai parenti che non ci sono più. È stato un momento di raccoglimento e gratitudine. Davanti a quelle tombe ho pensato alle generazioni che mi hanno preceduto, ai sacrifici compiuti e all'eredità umana che, spesso senza rendercene conto, riceviamo da chi è venuto prima di noi.
Ma c'è stato un momento, durante questo soggiorno, che porterò sempre nel cuore.
Mia sorella, che ci ha lasciati lo scorso maggio, aveva espresso il desiderio di tornare ad Aragona, se fosse riuscita a guarire. Purtroppo, la vita non le ha concesso questa possibilità.
Prima di partire avevo portato con me una sua fotografia, quasi a volerla rendere partecipe di questo ritorno.
Un giorno mi sono recato in contrada Santa Rosalia, davanti alla piccola chiesa che porta lo stesso nome. Mi sono fermato accanto al muretto in pietra che si affaccia sulla campagna e ho tirato fuori la sua fotografia. L'ho tenuta davanti a me, rivolta verso il paesaggio, come se anche lei potesse ammirare ancora una volta quelle colline, quei campi e quell'orizzonte che avevano accompagnato le nostre vacanze da bambini.
In silenzio, le ho raccontato che eravamo tornati. Le ho ricordato i nostri genitori, i giorni spensierati trascorsi insieme e le tante piccole cose che avevamo condiviso. Per qualche istante ho avuto la sensazione che fosse lì, accanto a me.
È stato un momento di profonda commozione, difficile da descrivere. In quel piccolo gesto c'erano il dolore della sua assenza, l'affetto che continua a legarci e il desiderio di realizzare simbolicamente quel ritorno che lei aveva tanto sperato.
Durante questi giorni ho avuto molto tempo per pensare, ma soprattutto per sentire. Lontano dalle continue interruzioni del lavoro, dagli appuntamenti e dagli impegni quotidiani, ho ritrovato una libertà che da tempo non mi concedevo.
C'è poi una coincidenza sulla quale ho riflettuto molto.
Recentemente ho scritto un romanzo, L'Equilibrista, nel quale affronto, attraverso la storia del protagonista, il rapporto con il tempo, le scelte, le priorità e la difficoltà di trovare un equilibrio tra ciò che facciamo e ciò che siamo veramente.
Ripensando ai giorni trascorsi ad Aragona, mi sono chiesto se questo viaggio non rappresenti, in qualche modo, una continuazione di quel racconto, come se alcune domande affidate alle pagine del romanzo avessero trovato, proprio qui, una risposta concreta.
Spesso siamo talmente impegnati a costruire il nostro futuro da dimenticare quanto sia importante fermarci, guardarci dentro e ricordare da dove veniamo.
Aragona mi ha offerto proprio questa possibilità.
Ora che sono tornato alla quotidianità, mi accorgo che qualcosa dentro di me è cambiato. Non porto soltanto immagini e ricordi, ma anche una maggiore consapevolezza di quanto siano preziosi certi legami, anche quando gli anni e la distanza sembrano averli indeboliti.
Prima di concludere, desidero dirti una cosa.
Se abbiamo avuto occasione di incontrarci, di condividere un pranzo, una passeggiata o anche soltanto una breve conversazione, sappi che quel momento ha contribuito a rendere indimenticabile il mio soggiorno.
Ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato, per l'accoglienza, per i racconti, per i sorrisi e per quella familiarità che mi ha fatto sentire parte di una comunità alla quale sarò sempre legato.
Sono arrivato ad Aragona pensando di ritrovare luoghi e persone del mio passato. Oggi, tornato alla vita di tutti i giorni, mi rendo conto di aver ritrovato anche una parte di me stesso.
E forse è proprio questo il dono più grande che questa esperienza mi ha lasciato.
Grazie, Aragona. Grazie a tutti voi.
Con affetto,
Salvatore
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